Umani per resistere - una rete di accoglienza e tutoraggio

 
 

Come prepararsi a fare accoglienza e tutoraggio?
Le tre relatrici di ieri: Elisa Cesan, Marina Seghetti e Nassira Camara.

Una rete di accoglienza che vuole restare umana.


Incontro organizzato da Umani per Resistere Sabato 11 Maggio rispondendo alla necessità delle persone iscritte di trovarsi vis a vis per conoscersi e riconoscersi umani nella volontà di dare e ricevere. Dal pensare, al sentire... al coraggio di fare primi passi. È stato bello e anche utile il fatto che ci sia stata una buona partecipazione sia di chi cerca il modo di aiutare sia di chi in questo momento sta cercando supporto.

Elisa Cesan ci ha aiutato a cominciare con una coinvolgente presentazione fatta in cerchio dicendo i rispettivi nomi e la motivazione primaria ad essere lì in quel momento. Con musica ci ha invitati prima a camminare salutandoci, poi piano piano ci ha portati a ballare in due, in quattro, in otto per portarci a muoverci tutti insieme. Abbiamo concluso con un gioco per memorizzare i nomi di tutti e una sana risata guidata da Beatrice Gori (yoga della risata). In questo modo si è stabilita una importante connessione emotiva.

Da questo primo passaggio è emersa subito una forte condivisione d’intenti. Le parole più comuni sono state: creare relazioni, conoscere, fare, imparare, condividere, aiutare, cominciare e trasformare insieme.

Abbiamo condotto la fase successiva invitando a formare gruppi invitando a parlare dalla voce dell’Io e a prestare attenzione a non giudicare, creando le condizioni per un ascolto empatico e un dialogo generativo. Concluso questo momento di lavoro in piccoli gruppi tutti i presenti, circa una quarantina, hanno creato un cerchio unico per riportare a tutti quanto emerso. È stato interessante notare come di 8 gruppi solo uno abbia scelto di ascoltare un immigrato, mentre negli altri 7 si sono raccontati degli italiani. Allo stesso tempo nella condivisione plenaria lo spazio è stato preso dal racconto degli enti stessi che hanno organizzato la giornata. Da qui sono emersi dubbi e domande a cui la mediatrice culturale Nassira Camara ha risposto; si è passati in modo fluido alla terza parte del nostro pomeriggio.

Le principali cose emerse sono:

  • il senso d’impotenza, di solitudine e d’isolamento di chi vuole ma non sa come aiutare e le paure legate ai risvolti legali dell’ospitare persone richiedenti asilo;

  • altre azioni possibili oltre all’accoglienza in famiglia, quali gli accompagnamenti nelle procedure burocratiche perché la presenza di persone italiane spesso cambia molto l’atteggiamento d’istituzioni e di enti oppure i contributi economici;

  • l’impellente necessità di chi ha bisogno di trovare accoglienza e la possibilità che chi la cerca possa accedere alla rete iscrivendosi al sito direttamente o con l’aiuto di qualcuno;

  • l’argomento “lavoro”, infatti molti lo stanno cercando, qualcuno se lo sta creando. Talvolta, quindi, c’è bisogno di aiutare a portare avanti le loro iniziative;

  • l’idea di poter accogliere in gruppo, suddividendo in più persone diversi aspetti dell’aiuto, come il dormire e il seguire di giorno.

Nassira ha concluso raccontando altre usanze e comportamenti derivanti da aspetti culturali e ha indicato che possono essere trovati nell’epica, nelle canzoni e soprattutto nella Charte Du Manden, la costituzione del Mali in 44 punti del 1235. Ha sottolineato quanto sia utile conoscere questi aspetti per capire e interpretare relazioni, dinamiche e comportamenti suscitando l’interesse del gruppo.

Con i suoi interventi Nassira ha portato l’attenzione del gruppo sulla dignità e sull’identità di popoli e culture africane al di là dei problemi burocratici e del disagio di coloro che vengono aiutati dando chiavi interpretative che hanno permesso di considerare il disagio stesso in una dimensione più ampia rispetto a questioni pratiche e organizzative.

Oltre a tutti gli aspetti pratici dell’aiuto che la rete può fornirgli queste persone hanno bisogno di essere riconosciute nella loro dignità di essere umani e nella loro identità etnica e culturale.

Abbiamo quindi avuto conferma di quanto sia importante che queste iniziative ci siano numerose! Che crescano e che le sue maglie diventino sempre più fitte e strette per aiutarsi a superare le paure e le frustrazioni, i sensi d’impotenza e di colpa, per avere la consapevolezza che dietro a ognuno di noi c’è qualcuno che mi può aiutare.

Questo è la che ha deciso intraprendere Umani per Resistere e pare che sabato si sia fatto un bel primo passo.