Il valore delle parole

 

Josè ha 10 anni, vive in un orfanatrofio dall'età di 5 anni. Si sa che sono al meno 16 fratelli distribuiti da diverse istituzioni.

Josè suscita la mia attenzione perché sente un insolito interesse per le cose del mondo. Gli piacciono i film dell'orrore perché pensa che lì possa trovare una risposta all'ignoto.

Mi porta un disegno fatto da lui, che è un triangolo con un occhio nel mezzo. Dice che rappresenta gli Illuminati.

Li chiedo cosa sia.

Mi dà una versione hollywoodiana, dicendo che sono i cattivi che dominano il mondo in modo che tutto possa scomparire quando lo ritengono opportuno.

Si lamenta spesso del orfanatrofio, perché vuole uscire da lì e trovare una famiglia che lo adotti, si rammarica di essere un perdente, qualcuno con molta sfortuna.

Decido di forzare la deriva della riflessione e di sollevare un altro punto di vista:

Gli Illuminati sono esseri luminosi, come dice il loro nome. Non barano o hanno cattive intenzioni, ma hanno la visione e la missione che la vita ha senso solo se l'offerta ad altri e sono loro a trasformare silenziosamente il mondo facendo del bene.

Sono sorpresa dalla risposta nel gesto di Josè.

Mi guarda, si chiede se io invento, ma inizia anche una riflessione intorno a che entrambe le versioni potrebbero essere vere.

Mentre prende oggetti, li esamina e mi guarda, continua attraverso diversi incontri questa profonda domanda.

Ogni volta un po' di questo inonda la sessione.

Lo mette in un luogo di inflessione, ora dipende da lui, in ciò che decide di credere, qual è la versione che prenderà sugli Iliumati.

Questo piccolo taglio non è secondario, rappresenta una di dposizione da un bambino di 10 anni. Significa anche decidere sulla direzione da intraprendere.

Alla sua età, è probabile che trovi una famiglia. Tuttavia, Josè è un essere umano con un'identità propria, la sua vita dipende da lui, anche se gli adulti continuano a prendersi cura di lui.

In lui si verifica un'esperienza commovente.

Vuole sapere, conoscere il mondo. Abbiamo iniziato a farlo attraverso le enciclopedie dove possiamo fare ricerche su popoli lontani e antichi; esistevano davvero o esistono ancora?

Per lui c'è, ancora inspiegabilmente, un filo di speranza. Come possibile libertà.

Può essere questo o un'altro. Tutto è possibile.

Ma quali sono le possibilità che se stesso può determinare?

Il punto di svolta è sicuramente nella questione della verità e della bugia. Iluminatis significa, illuminato, se la versione che Josè porta è quella dell'oscurità, lui o qualcuno ha proposto una versione ingannevole riguardo al significato del nome.

L'analista propone una versione basata sul significato della parola, e con questa viene prodotta una deriva diversa dalla precedente.

Non importa se esiste o no, se la verità è l'una o l'altra, sì il ritorno al significato originale delle parole.

Quando la privazione affettiva è reale, appare qualcosa di solido, il valore delle parole, e questo comincia a generare nella personalità e nell'attitudine di Josè, un effetto molto sorprendente.

Comincia a parlare dei suoi bisogni in modo chiaro; non si vede più il bambino indisciplinato che rompeva, lanciava e disarmava i giocattoli.

Il suo corpo, il suo sguardo diventano profondi e meditativi, trova la passione per indagare la verità dei fatti. Una verità che evita il frammento doloroso della propria vita, sulla quale non ne vuole parlare o ricordare, ma sì vuole l'altro mondo, una possibilità sconosciuta, e, perché no, forse realizzabile.

Josà decide ricordare attraverso una versione immaginaria, fornita dalle parole.

A volte, interroga su i suoi ricordi, sulla sua infanzia e dice NO, non vuole tornare là; le possibili strade hanno un dolore infantile oscuro. Il no del ritorno è un sì alle nuove parole, che sono i nuovi mondi.

Josè è un bambino che produce tenerezza. La sua innocenza, la sua ignota lucidità, mi fanno riflettere profondamente sulla clinica che facciamo, sulle parole e sui loro effetti; nell'incidenza, di coloro che ricevono la responsabilità nel condurre un'analisi, di riconoscere il valore di ciò che stiamo parlando.