Dare, (non) avere, essere.

 

Un famoso enunciato di Lacan afferma che amare è dare ciò che non si ha a chi non lo vuole.

Questa condizione del dono incondizionato, in un'apparente impossibilità, disparità e asimmetria, nell’ignorare di chi è che da o chi riceve, ha in sè una riflessione profonda e complessa sul dare e su come integrarsi con gli altri in modo saggio e liberatorio. Ciò che diamo, ciò che riceviamo, ciò che non possediamo, ciò che non dovremmo possedere, ciò che non possiamo dare né ricevere ha molteplici possibilità e ragioni su cui riflettere.

Questa affermazione ci permette di capire una storia che viene raccontata nel buddismo: un giorno Buddha Sakyamuni e il suo discepolo Ananda intrapresero, come sempre, il loro percorso quotidiano mendicando il cibo, lungo la strada notarono la presenza di un lingotto d'oro e prima che il Ananda potesse reagire il Buddha disse: “Attenzione, un serpente. L'hai visto? “Certo, rispose Ananda, l'ho visto.” E se ne andarono per la loro strada. Un contadino vicino a loro ascoltò la conversazione. Curioso riguardo all'animale si avvicinò e notò che non era un serpente. Ritendo Buddha e Ananda degli sciocchi raccolse e prese il lingotto d’oro. Qualche tempo dopo, il contadino i guardiani del governo lo arrestarono perché possedeva quell'oro che era stato un bottino rubato e buttato lungo quella strada.

Ciò che diamo, ciò che riceviamo, ciò che prendiamo o lasciamo, presuppone una capacità di discernimento, la cui chiave è comprendere ciò che realmente abbiamo e ciò che siamo veramente: il paradosso di perdere quando prendiamo, e di restare sazi quando diamo.

In un modo davvero unico, il video clip del tema Mooving on dal gruppo James, mostra un'altra variante del dare, che coniuga sia la comprensione di cosa è possedere, lasciar essere e accettare che una particolare saggezza si fa spazio nei momenti più cruciali.

L’arte, come strumento fertile di riflessione ci insegna ad andare oltre, esplorare nuove possibilità oltre la dicotomia: ciò che già sappiamo e cerchiamo di avere; non vogliamo possederlo, ma lasciarlo essere. In questo modo noi stessi possiamo amplificare il nostro potenziale, che nella sua continuità è potere e attualità negli altri.

Walter Cenci