Una storia vera.

Una storia vera.
 

Nel 1992, all'età di venticinque anni, stavo viaggiando per il Perù con il mio zaino. Avevo pochi soldi, ma con i miei calcoli austeri pensavo di poter accedere a Machu Pichu, aspettando un'esperienza iniziatica.

Viaggiavo da sola, dal Cile ad Arequipa. Da Arequipa sono riuscita a raggiungere Cuzco, avevo pochi dollari, ma ero stata informata che l'ostello della gioventù, veniva 2 dollari a notte e che, facendo il Sentiero Inca, camminando per tre giorni attraverso la montagna, pagavo solo una guida tra tante e potevo raggiungere Machu Pichu senza pagare la quota turistica.

Così, con il poco che mi è rimasto partì.

Quella notte sono arrivata a Cuzco e ho saputo alla stazione dove si trovava l'ostello. Mi ricordo che era abbastanza lontano, potevo unirmi ad un taxi collettivo che mi lasciava a qualche blocco oscuro, stretto, Inca.

Sono arrivata di notte, fredda, affamata e con un po' di paura.

Quando mi avvicino alla reception, il ragazzo mi informa che non c'era più spazio. C'erano tantissimi giovani. Come!? Dove andavo adesso?

Mi è stato detto che, lì da qualche parte, a piedi, di notte, forse arrivavo in qualche hotel turistico. Ma ovviamente non essendo un ostello, il valore si moltiplicava per 10 e non avevo quei soldi.

Li ho pregati di lasciarmi restare, anche se dovessi dormire nel corridoio. Hanno risposto che i corridoi erano già occupati, quindi era impossibile.

Devo aver messo su una faccia piuttosto seria perché il giovane della reception mi dice: "Verrai a casa mia, ti faremo un piccolo spazio lì". Io, con cieca fiducia, lo ringraziai e gli dissi che potevo pagarlo come quanto calcolato per quella notte all'ostello.

Lui annuì e io me ne andai con lui.

Siamo entrati in quella città inca, fino a raggiungere una casa di pietra, quelle vecchie, con un cortile e una cisterna al centro e tre stanze che si affacciano sul cortile e una umile cucina.

In cucina c'era la madre (mamita), parlava la lingua Inca, capiva a malapena lo spagnolo.

Mi ha dato da mangiare (vegetariano) e mentre andava a preparare una delle stanze per me, si chiedeva dove mi avrebbero fatto spazio.

Alla fine venne a prendermi, organizzando prima con il giovane la partenza con un gruppo all'alba verso la città santa, per la via degli Inca, per la quale mi ha facilitato un sacco a pelo.

Avevano preparato un letto per me con le coperte originali, mi sono addormentata, ero esausta.

All'alba mi svegliano e in cucina c'era mamita cucinando per me.

Sono commosso. Pronta ad andare, voglio pagarti. Con mia grande sorpresa la mamita non accetta. Insisto.

Mentre cercavo di farmi capire da lei, il giovane traduce qualcosa che dice la sua mamma:

"In questo momento mia figlia si trova in un posto lontano e, come me, qualcuno le sta dando da mangiare e un posto dove dormire, questa è la mia retribuzione e il mio amore".

Sono rimasta senza parole. Le sue parole si sono scritte nel mio cuore.

Anche se ho camminato attraverso le montagne Inca e sono arrivata all'alba alla porta del Sole, dove lo attraversa il primo raggio di luce, ho scalato le rovine e tutte furono esperienze uniche e irripetibili; quella che mi ha segnato e conservo come insegnamento fondamentale di tutto il viaggio sono state le parole di "mamita".

Oggi mi occupo della restituzione delle vite di bambini abbandonati e vittime di abusi e violenze. Tutto è una retribuzione per l'abbandono di ciascuno di noi.

Patricia Mariscotti

 
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